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Il 2016 in rassegna: cosa è successo nel mondo dei wearable

Il 2016 è da poco finito (e per fortuna direi, vista l’ecatombe di personaggi del mondo dell’arte che ci hanno lasciati quest’anno) ed è ora di tirare le somme circa i maggiori avvenimenti nel mondo degli indossabili.

Cominciamo dalle aziende.

  • Apple Fitbit dominano, e continueranno a dominare, il mercato dei wearable. Nel 2015, l’AppleWatch ha generato da solo una rendita di 5,5 miliardi di dollari. Fitbit detiene circa il 43% del mercato, ma c’è Xiaomi a cui fare attenzione, con un solido 24% (prevalentemente in Cina, ma in crescita anche in altri paesi).

 

  • Jawbone, precedentemente una delle aziende leader del mercato indossabili, è sull’orlo del lastrico. Dopo la faida legale con Fitbit, a maggio l’azienda aveva annunciato la cessata produzione della linea UP (ma non di fitness tracker in senso stretto). Spese legali e vendite in calo non sono state compensate da un abbassamento dei prezzi, e recentemente Fitbit ha annunciato di aver abbandonato la causa legale con l’azienda produttrice di altoparlanti e indossabili a causa dell’imminente fallimento di quest’ultima. Secondo una ricerca commissionata da Business Insider, lo scorso febbraio Jawbone avrebbe ricevuto un prestito di 300 milioni di dollari da BlackRock in cambio di condizioni molto rigide, tra le quali anche la priorità del saldo dei crediti su tutti gli investitori in caso di vendita.
  • Tutt’altra aria tira invece in casa Fitbit. Negli ultimi due anni l’azienda statunitense si è espansa quasi a macchia d’olio, affermandosi come azienda leader nel mercato wearable per i fitness tracker e, da metà 2015 in poi, acquisendo molte altre aziende e piattaforme. Il famoso servizio di workout a casa FitStar, per fare un nome. La piattaforma Coin per i pagamenti cardless, seguendo così il trend dell’ormai deceduto Jawbone UP4 che permetteva (solo negli USA) i pagamenti cardless. Non ultima, l’acquisizione della startup Pebble, che ha suscitato moltissimo scalpore fra gli appassionati.
  • Infine, un’azienda produttrice di fitness tracker che inizialmente ebbe un discreto successo ma della quale non si sente quasi più parlare è Misfit, che è stata recentemente acquisita dal gruppo Fossil.

Belli, basilari e un po’ come la Nutella

Fitbit Flex con pendente di Tory Burch

Più fitness tracker bellisottili, discreti, personalizzabili. Piacciono perché sono discreti e poco complicati da usare. Questo ci dice che ormai gli indossabili sono per tutti, non più solo per lo sportivo. Ne sono un esempio il Fitbit Alta e il Misfit Ray, sottili e minimalisti. Non sembra di avere al polso un fitness tracker, ma lo svantaggio di ciò è una diminuzione delle funzioni hardware presenti: nessuno dei due modelli è infatti provvisto di sensore cardiaco o GPS integrato. In questa categoria io farei rientrare anche il Fitbit Flex 2, sprovvisto di schermo ma impermeabile, leggerissimo e sottile. Insomma questi fitness tracker più semplici piacciono a tutti, un po’ come la Nutella. E non contengono olio di palma. Tanto che Fitbit ha stretto una collaborazione con Tory Burch per creare dei cinturini/ciondoli/boh di alta moda per Alta, Flex e Flex 2. Withings produce da tempo la linea Activité Steel, dei fitness tracker che sembrano in tutto e per tutto orologi, ma che devo dire la verità, a me non dicono assolutamente nulla. Sembrano dei comunissimi orologi in plastica, con una lancetta analogica che segnala il progresso rispetto al nostro obiettivo di passi. Bah.

Misfit Ray

 

Non solo il trittico

Non solo passi, distanza e calorie: ormai i fitness tracker si stanno orientando verso altri trend, come la meditazione/mindfulness (Fitbit Charge 2, con le sessioni di respirazione guidata) o ad esempio il sensore per i raggi UV della Honor Band A1 di Huawei. I nuovi trend si incentrano sulla salute dell’individuo in generale, e non solo sul suo livello di fitness. Ne è un esempio il Cardio Fitness Score  recentemente introdotto da Fitbit in esclusiva per il suo Charge 2. Park, il CEO di Fitbit, ha inoltre dichiarato che l’azienda statunitense sta lavorando per implementare il tracking di informazioni come la pressione sanguigna e lo stress. Dello stress e della emotion management  si occupa già Zenta dell’azienda Vinaya, nato grazie al crowd founding su Indiegogo.

Zenta, il tracker che tiene conto dello stress e delle nostre emozioni.

TZOA sta preparando la spedizione del primo enviro-tracker, ovvero un dispositivo che si aggancia ai vestiti con una clip e che analizza l’ambiente circostante. Avremo quindi informazioni sull’inquinamento ambientale, luce ambientale, raggi UV, umidità, pressione ambientale e temperatura esterna.

TZOA, il tracker per l’ambiente circostante.

Per la gente seria, ci sono scarpe e vestiti smart

E quindi ora cosa differenzia l’atleta, il podista, il super ganzo che si

Gemini 2 della Underarmour

allena per l’Iron Man, dalla persona comune che si fa qualche corsetta e le gare della domenica? Ma è ovvio, per lo sportivo serio c’è lo smart clothing adesso. Sensoria ha sfornato un reggiseno smart e dei calzini iper connessi, mentre la Under Armour ha lanciato sul mercato un altro paio di scarpe da corsa smart, le Gemini 2. Per chi si allena seriamente, ci sono anche cose come gli adesivi che analizzano il sudore.

Calzini da corsa smart della Sensoria

 

Shally

Sabrina, detta Shally, studentessa fuorisede e aspirante interprete. Dopo il primo fitness tracker nel 2013 cambia stile di vita, interessandosi al mondo del fitness. Runner per caso, patita di sushi, avida lettrice sempre alla ricerca di qualcosa da imparare!

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