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Grain Brain: inutili demonizzazioni dei carboidrati, pt. 1

NdA: questo articolo è a elevato contenuto di sarcasmo più o meno efficacemente mescolato con fatti, fonti e considerazioni personali.

Non è una novità che, ciclicamente, vengano demonizzati dei macronutrienti nel mondo dell’alimentazione. A volte sono i grassi, a volte gli zuccheri, a volte i carboidrati, addirittura le proteine (v. The China Study, ma oggi non si parla di questo).

A me però gli estremismi non piacciono in nessun ambito, men che mai in quello dell’alimentazione e quando vengono presentati contenuti da un “guru” che propone un nuovo metodo rivoluzionario per risolvere i maggiori problemi di salute della popolazione occidentale, la crisi ambientale, la fame nel mondo e pure il parlamento appeso che ci ritroviamo attualmente.

Ma veniamo al dunque. Mi passa per le mani questo libro, Grain Brain (in italiano: La dieta intelligente, qui su Amazon) di David Perlmutter. Questo signore è un medico statunitense ospite regolare di trasmissioni tv americane varie ed eventuali a tema (e già qui, chi sta spesso in televisione e non per presentare il telegiornale a me fa venire seri dubbi).

Cosa dice questo signore? Ci dice che i carboidrati sono il male. Arriva addirittura a dire che “i carboidrati sono il tabacco della nostra generazione”, che consumandone una grande quantità aumentiamo esponenzialmente il rischio di malattie neurodegenerative come Alzheimer, sindrome di Tourette, ADHD e companatico. Sostiene che la nostra alimentazione è troppo incentrata sui carboidrati, specialmente processati, e che anche il fruttosio è l’acerrimo nemico della nostra salute cerebrale. Addirittura sostiene che alcuni scienziati (chi? Quando? In che studio? Fonti, please?) chiamino l’Alzheimer il “diabete 3” per la sua stretta correlazione con un eccessivo consumo di carboidrati e zuccheri.

Ma non solo.

Il signor Perlmutter sostiene inoltre che in qualche modo siamo tutti eccessivamente sensibili al glutine e che i carboidrati sono una delle principali cause dell’infiammazione cronica ossidativa, ovvero un fenomeno che porta a soffrire di moltissime complicanze (emicranie, mal di testa, infiammazione degli arti) che derivano quindi da un eccessivo consumo di carboidrati.

O di glutine?

Qui arriva il primo problema di questo libro: l’autore stabilisce una correlazione biunivoca fra carboidrati e glutine, ma chiunque abbia una minima conoscenza del mondo dell’alimentazione sa che esistono carboidrati che contengono scarsissimi livelli di glutine o che ne sono privi: riso, mais, grano saraceno, patate, manioca, miglio, teff, sorgo, amaranto e quinoa, tutta la frutta e la verdura e tutti i legumi. Quindi un libro che demonizza carboidrati e glutine senza distinzione e intercambiandoli liberamente nel linguaggio per me ha già delle basi logiche fallate.

Quindi ricapitoliamo: i carboidrati (o il glutine? o entrambi?) sono il male e portano a malattie neurodegenerative gravi. Qui arriva il secondo ragionamento fallace dell’autore: lui sostiene che dovremmo tutti tornare a una dieta paleo come quella dei nostri antenati, che prevedeva un alto consumo di proteine e quasi nullo di carboidrati. Perlmutter, trionfante, sostiene che i nostri antenati non soffrivano di malattie neurodegenerative perché non mangiavano carboidrati. Sì, il problema è anche che l’aspettativa di vita di 3500 anni fa era nettamente più bassa. I nostri antenati paleolitici non arrivavano fisicamente a un’età per la quale il corpo e il cervello inevitabilmente iniziano a cedere, per quanto uno possa mangiare bene. Inoltre sarei proprio curiosa di sapere com’era la funzionalità epatica e intestinale di persone che passano 30 anni a mangiare in quel modo.

Per non far mancare nulla a questo terrorismo psicologico in ambito alimentare, l’autore sostiene che vadano eliminati radicalmente dalla propria dieta tutti gli alimenti ad alto indice glicemico, poiché questi stimolano la resistenza all’insulina e portano a entrare nel circolo vizioso che culmina nel diabete 2. Però esistono dei carboidrati a basso indice glicemico. Ah, no, non si possono mangiare neanche quelli. Quindi, che dobbiamo fare, buttarci su una Atkins/dieta chetogena che, se fatta in modo scriteriato e senza la supervisione di un medico, può causare gravissimi scompensi metabolici nonché insufficienza epatica?

Inoltre, le linee guida giornaliere per l’alimentazione raccomandano l’assunzione di almeno (che poi noi ne consumiamo di più è un altro discorso) 120 gr di carboidrati per il fisiologico funzionamento del sistema nervoso centrale. A questo punto preferisco rincoglionirmi piano piano per raggiungere il declino supremo a 90 anni, ma mangiarmi ‘na pizza ogni tanto, grazie.

Infine, e qui ho riso veramente tanto, il caro dott. Perlmutter sostiene che una dieta ad alto contenuto di colesterolo sia in realtà la forma migliore per preservare la salute del cervello, perché i grassi sono “the secret love” (parole sue) del nostro cervello. Ora, io non me la sentirei mai di consigliare a prescindere a chiunque una dieta ad alto contenuto di grassi e colesterolo, ma questa sono io eh. Poi, di nuovo, si cade nella correlazione biunivoca grassi <> colesterolo. Però il colesterolo si trova anche nelle uova, per esempio.

Ma insomma, io tutte queste cose ve le sto presentando dopo la lettura del libro e una serie di ricerche estensive sulla credibilità delle informazioni in esso contenute, perché a me certe cose proprio non tornano. Qui, per esempio, c’è una recensione sistematica di tutte le false verità presentate in Grain Brain fatta da una scienziata e dottoressa. Qui invece si parla addirittura dei pregressi del dott. Perlmutter, in termini non proprio favorevoli. Quando ho scoperto che è un no-vax per me la questione si è chiusa lì.

Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare: se il signor Perlmutter ha fallito miserevolmente nello scrivere un libro sull’alimentazione, che sarebbe in linea teorica la sua professione, è riuscito a inserire anche qualche consiglio sensato che però avrebbe potuto darvi tranquillamente il vostro medico di base. Per comodità li riassumo qui sotto:

  • Dormire a sufficienza apporta enormi benefici al regime ormonale che regola il metabolismo nonché alla salute e normale funzionamento del cervello;
  • Fare esercizio fisico apporta benefici fisici, cardiovascolari e cerebrali.

Sicuramente una delle raccomandazioni del suo libro non è da buttare, ovvero quella di limitare il consumo di zuccheri specialmente se provenienti da cibo processato e industriale. Ma quello, ripeto, penso che sia già buon senso nel 2018.

Quindi, alla fine di tutta questa manfrina, che dobbiamo fare? Non sarò di certo io a dirvelo (anche se personalmente cerco di mangiare un po’ di tutto in maniera equilibrata e finora sto benino), ma per l’amor di Dio, non ascoltate neanche il signor Perlmutter.

 

 

Shally

Sabrina, detta Shally, studentessa fuorisede e aspirante interprete. Dopo il primo fitness tracker nel 2013 cambia stile di vita, interessandosi al mondo del fitness. Runner per caso, patita di sushi, avida lettrice sempre alla ricerca di qualcosa da imparare!

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