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Firenze Marathon 2017. Un’edizione “epica”!

Quest’anno ho corso la maratona di Firenze insieme a mia moglie Daria. Per lei era la prima e per me la seconda.

Diciamo la verità: non si è mai veramente pronti (e completamente sani di mente) a correre per molte ore. Nel nostro caso avevamo l’obiettivo di percorrere i 42.195 metri della maratona intorno alle 5 ore. Si esatto: 5 ore di corsa!

Come sempre, correre una maratona è una grande sfida con sé stessi. Lo sforzo profuso e l’emozione che si manifesta al traguardo spesso vengono accompagnati da lacrime di dolore insieme a lacrime di gioia.

Quest’anno l’edizione 2017 della Firenze Marathon ci ha riservato però un paio di sorprese… glaciali… che hanno portato l’organizzazione a definirla un’edizione “epica“, ma andiamo con ordine.

Dopo una notte un po’ insonne, come quando accade in occasione di dover dare un esame, ci svegliamo e ancor prima della doccia iniziamo a fare colazione. Questo per evitare di arrivare con cibo non digerito alla partenza. Sono le 6:00 e quindi prima di partire mancano ancora 3 ore. Perfetto.

Tutti vestiti con i poncho pre-gara usa e getta ci ripariamo dal freddo del mattino e ci avviamo con i mezzi pubblici alla partenza in Piazza Duomo. Noi siamo nella griglia fucsia, l’ultima (quando ci sono molti iscritti infatti gli organizzatori dividono i partecipanti in base al miglior tempo sulla distanza così da evitare di darsi fastidio alla partenza).

Tanti sorrisi, molti amici, qualche foto e via i poncho pre-gara. Manca meno di un minuto alla nostra partenza. E’ l’ora di iniziare a correre.  Ma… ecco l’imprevisto: inizia a piovere!

Siamo ancora in Via Calzaiuoli, al centro di Firenze, e i palazzi evitano di farci arrivare il vento laterale ma tra un palazzo e l’altro arrivano delle belle raffiche di pioggia e vento freddo. Lungo le transenne vediamo ancora i poncho pre-gara che altri podisti prima di noi hanno abbandonato. Ne prendo due al volo! “Vai Daria mettitelo subito addosso e iniziamo a correre con questi” urlo a mia moglie.

All’inizio lei non vuole indossarlo per paura di sentire troppo caldo ma appena arriviamo in Piazza Duomo il vento e la pioggia la convincono subito a coprirsi (questi due “mantelli” ci accompagneranno per tutta la gara, salvandoci da un’ipotermia e da un probabile abbandono).

I Km passano lenti…

Oltre 10.000 persone seminude che corrono sotto la pioggia ghiacciata e il vento a raffiche che si infila dappertutto. Chi non ha preso i poncho si trova a dover lottare contro la fatica, il freddo, la pioggia e l’ipotermia che rischia davvero di metterlo KO. In molti decidono di usare il the caldo dei ristori per scaldarsi le mani, inzuppandocele dentro (io decido di correre con le mani dentro il poncho, per evitare di congelarmele e funziona).

Dopo il 15 Km di solito si inizia a prendere qualche gel che ci si porta sempre dietro per dare un pizzico di ristoro personale nei momenti di stanchezza massima. In molti però non riescono ad aprire i gel. Questo perché le mani sono diventate insensibili dopo tutti quei Km e quindi molti volontari si offrono di aprire i gel per loro. In alcuni casi alcuni volontari decidono di aprire a morsi dei sacchetti della spazzatura puliti per poter fare una specie di “guanto” da dare ai podisti nelle condizioni più critiche. In altri casi li portano al bar più vicino per farli riposare e ristorare offrendo loro quanto necessario. Non ringrazieremo mai abbastanza tutti i volontari che hanno avuto queste attenzioni.

Durante tutta la gara il mio pensiero principale è quello di tenermi caldo. Soprattutto il collo e la teste per evitare conseguenze sia in gara che nei giorni successivi. Per fare questo adotto una soluzione che non mi era mai venuta in mente prima. Dal Km 7,5 in poi vengono proposte spugne asciutte per asciugarsi (e in estate bagnate per rinfrescarsi), ogni 5 Km. Ne prendo un paio per asciugarmi il viso, il collo e poi mi viene in mente un’idea: e se le lascio dentro la fascia paracollo? Detto fatto. In questo modo il collo rimane asciutto e caldo grazie alla parte interna della spugna mentre la parte esterna fa da “barriera” al freddo esterno (la spugna a sua volta era coperta dalla fascia paracollo che era coperta dal poncho insomma… era al “sicuro”).

Per oltre 4 si corre sotto la pioggia ghiacciata e il vento a raffiche. Finalmente, alle 12:30 la pioggia smette. Siamo dentro lo stadio di atletica di Firenze “Luigi Ridolfi” e un volontario ci urla: “Forza che la pioggia si è stancata! Voi No!”. Era vero.

Era proprio la spinta che ci voleva (eravamo intorno al 30 Km) e così abbiamo ripreso entusiasmo ed energie riuscendo ad arrivare al 40 Km tra alti e bassi ma ormai consapevoli che non si poteva far altro che andare fino in fondo.

Lungo tutta il percorso è presente una linea verde che viene tracciata il giorno prima e che segna il percorso ideale da percorrere. Adesso la guardo con la determinazione che mi era mancata nelle ore precedenti e urlo a Daria che aveva un momento di stanchezza: “Dai Forza! Segui la linea verde! Segui il tuo destino!”.

Non so come mi è uscita questa frase ma fatto sta che così è stato. La linea verde ci ha accompagnato fino alla fine e l’ultimo Km è stata una corsa (finalmente) felice, sotto uno splendido sole che era riuscito a scacciare via tutte le nubi climatiche e psicologiche che ci volevano impedire di arrivare in fondo.

Missione compiuta!

Il tempo finale sarà di 5:31, quasi mezz’ora in più del nostro obiettivo iniziale, ma diciamo che per questa volta il tempo non conta, l’importante è stato “sopravvivere” ad una maratona davvero “intensa”.

La nostra prima maratona di coppia è stata quindi davvero un calvario, ma siamo fiduciosi che la prossima sarà un po’ più divertente e certamente più… calda!

 

Lorenzo Lombardo

Appassionato di tecnologia e professionista del marketing e della comunicazione ha provato molti sport, cimentandosi a livello agonistico anche in sport cosiddetti “minori” come il lancio del martello e il ping-pong. Vuole aiutare chiunque a raggiungere il proprio piccolo/grande obiettivo legato alla corsa, sia scrivendo di questo argomento sia correndo fianco a fianco, diventando un pacer. Nel corso del 2017 è diventato responsabile di Firenze parkrun, iniziativa podistica gratuita presente in tutto il mondo e dal 2015 anche in Italia. Gli piace considerare il suo motto un vecchio proverbio africano: “se vuoi andare veloce cammina da solo, se vuoi andare lontano cammina insieme agli altri”.

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