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Fasce a compressione da running, cosa sono e a cosa servono

Avete presente la sensazione straziante di bruciore ai polpacci durante una corsa, magari in salita? Quando ogni fibra muscolare vi minaccia di farvi patire le pene dell’inferno se continuate un altro paio di metri?
E avete presente il disagio dell’acido lattico che rimane, a monito, per un po’ di giorni dopo la suddetta corsa? No? Meglio per voi. Io invece sì.

Ciò succede perché non abbiamo ricevuto abbastanza ossigeno durante l’esercizio fisico. È l’ossigeno a nutrire i nostri muscoli, e quando non ne riceviamo abbastanza si crea il tanto odiato acido lattico. In realtà, al contrario di quanto si crede generalmente, non è però l’acido lattico a rimanere nei muscoli i giorni successivi. Sono invece le fibre muscolari che, subendo una sorta di microfrattura da sforzo, provoca quell’effetto che ci fa camminare come piccoli spastici nei giorni successivi ed emettere grugniti di dolore ogni volta che sforziamo i quadricipiti.

Ovviamente la corretta ossigenazione muscolare è collegata alla nostra salute cardiaca e dell’apparato cardiovascolare in generale. Quando ci alleniamo, più forte andiamo e più forte batte il cuore. In poche parole, il sangue passa attraverso i polmoni (dove raccoglie l’ossigeno), poi il sangue ossigenato arriva ai muscoli e, una volta scaricato l’ossigeno, torna al cuore per ricominciare il ciclo. In questo meccanismo, il polpaccio agisce da vera e propria “spugna”, assorbendo sia l’ossigeno (quando va bene!) che tutte le tossine e l’acido lattico causato dallo sforzo dell’allenamento.

Durante la corsa, quindi, quando i muscoli non ricevono abbastanza ossigeno il cuore lavora di più per eliminare l’acido lattico (quello magari precedentemente accumulato) e dare più ossigeno ai muscoli. Ciò porta ad un allenamento meno efficiente, sia in termine di salute che in termini di prestazione.

Ed è qui che si inizia a parlare di fasce a compressione o supporti muscolari a compressione da running. Avete presente quella roba colorata in modo indegno che un sacco di corridori dall’aria super pro si mettono? Beh, c’è della scienza dietro, a quanto pare. Non è solo per fare scena e basta.

Tipo loro. Io non sono come loro.

Tipo loro. Io non sono come loro.

In poche parole, queste fasce o supporti dovrebbero favorire il ritorno di sangue dal e al polpaccio per una migliore ossigenazione, portando conseguentemente ad un miglioramento delle prestazioni. Queste fasce sono particolarmente indicate infatti a chi soffre di crampi frequenti, ma qualsiasi atleta ne può trarre beneficio. Dovrebbero inoltre ridurre le vibrazioni che si verificano con l’impatto con il terreno, e quindi anche i micro traumi sulle articolazioni degli arti inferiori. Se proprio vogliamo dirla tutta, sono anche una ulteriore protezione contro il freddo.

Ma la vera domanda è: servono davvero? Se sì, a chi?

Per le attività di lunga durata sembrano essere effettivamente utili, poiché la componente elastica delle fasce (o calze, che dir si voglia), esercita compressioni specifiche sulle zone più critiche della gamba, facilitando la contrazione muscolare e incrementando la capacità di ritorno venoso. Quindi, se percorri delle lunghe distanze, effettivamente potrebbero tornarti utili.

Per chi invece preferisce allenamenti più brevi ma intensi, ad esempio i velocisti o per chi fa spesso ripetute, queste fasce a compressione reprimono le contratture muscolari e incrementano la capacità di recupero muscolare.

Esempio di fascia di dubbio gusto. Chi ha creato queste non ha ricevuto abbastanza ossigeno al cervello, mi sa...

Esempio di fascia di dubbio gusto. Chi ha creato queste non ha ricevuto abbastanza ossigeno al cervello, mi sa…

Esistono sostanzialmente tre tipi di fasce a compressione da indossare. Quelle “prima”, per gli sportivi veri e propri secondo me, servono ad evitare che l’atleta arrivi ad una competizione troppo affaticato. Sono indicate anche per lunghi viaggi o per giornate passate interamente in piedi. Quelle “durante” vanno invece utilizzate durante l’allenamento, infine quelle “dopo” andrebbero utilizzate nelle ore immediatamente successive all’attività sportiva per accelerare il recupero tramite la pressione applicata sulle fibre muscolari, sui tendini e sui legamenti.

La differenza tra questi tre tipi di fasce sta nella percentuale di compressione e nella tipologia di tessuto delle fasce. Le più diffuse fra i podisti, quelle da usare durante l’allenamento, sono fasce a compressione graduale, studiate per esercitare più o meno pressione a seconda della zona interessata. Nel mondo ideale (nel mulino che vorrei…) ovviamente queste calze dovrebbero essere fatte su misura, ma in commercio ve ne sono diversi modelli e diverse taglie.

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Shally

Sabrina, detta Shally, studentessa fuorisede e aspirante interprete. Dopo il primo fitness tracker nel 2013 cambia stile di vita, interessandosi al mondo del fitness. Runner per caso, patita di sushi, avida lettrice sempre alla ricerca di qualcosa da imparare!

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