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Diario di una principiante: la mia prima gara

Giorno della gara. Sveglia presto, a parte il sonno sono tranquilla.

Ancora tra i fumi del sonno mi vesto come un evidenziatore, cerco di ricordarmi chi sono e quanti caffè posso prendere prima della gara.

Prendo il cambio, telefono, e le cuffiette. Metto il Fitbit, che avevo lasciato in carica tutta la notte. Via, si parte! La giornata è lunga e sono contenta.

Per essere una ansiosa sono stranamente calma, quasi rassegnata. La sera prima mi domandavo come diamine avrei fatto a correre 10 km di fila, non ero sicura di farcela senza camminare ogni tanto. Questo traguardo farà ridere i podisti più esperti, ma per me è una sorta di pietra miliare: era il mio obiettivo prima di infortunarmi, prima della Cina, della laurea, di tutto. È il mio obiettivo per potermi dire “sì, ce la fai”.

Mentre Firenze si avvicina sempre di più mi domando come sarà il percorso. Sarà un delirio? Ricordo vagamente qualcosa su una salita ma non me ne preoccupo. Realisticamente quanto posso tenere? Già chiudere in 70 minuti mi sembra un traguardo difficile. Bah, qui mi dicono che pensano che io riesca a tenere sui 6’10”/6’15” ma io sono scettica.

Ritiriamo i pettorali, molliamo il cambio al deposito e ci spostiamo ai lati di piazza Santa Croce, sotto la chiesa, per cambiare le magliette. Parolacce di rito per mettere il pettorale, rigorosamente storto e fissato alla bell’e meglio. Alzo lo sguardo, sembra che in piazza si siano rovesciati due/tre contenitori industriali di inchiostro per evidenziatori gialli (#maleagliocchi).

C’è un sacco di gente di tutte le età: fra chi corre la Deejay Ten (10 km) e la Five (5 km) c’è veramente un bel casino. Gente super sportiva che si dà un sacco di arie, gente che la prende più con calma, gente che si sta pentendo amaramente di essere già in piedi (e pronta a correre) a quest’ora della domenica mattina: c’è di tutto. Per la 10 km siamo tanti, quindi veniamo scaglionati in due ondate di partenza. I primi partono alle 10 esatte, e così il primo container di inchiostro per evidenziatori si inizia a spargere per Firenze. Dopo 10 minuti tocca a noi.

Sgomitiamo un pochino per arrivare più vicini alla linea di partenza, siamo tutti belli ammassati. Ci spariamo una foto tutti e quattro, quattro scoppiati col Fitbit pronti a condividere 10 km di percorso.

E poi via, prima di rendermene conto è ora di partire. Ma porca miseria, ho fatto giusto due scemenze di stretching prima di partire, ma ora non ho tempo – a meno che di non finire come il papà di Simba ne “Il Re Leone”, devo muovermi.

Il primo km arriva sorprendentemente presto. Quando inizio a vedere cosa mi aspetta per i due successivi, se non di più, inizio a dire un sacco di parolacce. Salita. Mezza strada è al sole, l’altra metà è all’ombra e c’è una cappa di umidità che mi opprime leggermente. Ma tanto ormai sono qui, è inutile pensarci: corri e basta!

Mi gaso perché sono ancora vicina al palloncino dei 60 minuti, nonostante la salitaccia. Ho le cuffiette inserite, sul telefono il Bluetooth è acceso e la playlist pronta ad essere avviata, ma per ora preferisco chiacchierare e guardarmi intorno. Ogni tanto guardo il tempo sul Blaze, i primi km in salita non voglio tirare troppo, anche perché mi dicono che saranno una buona metà della gara. Il secondo, il terzo e il quarto chilometro sono una tortura, in salita lenta e costante. Vedo gente che mi supera e penso che vorrei essere più allenata alle corse con dislivello.

La salita inizia a mietere le prime vittime, e sento i polpacci che protestano. A fiato però ci sono, riesco anche a scambiare qualche chiacchiera. Il panorama di Firenze dall’alto, arrivata al quinto chilometro, mi ripaga dello sforzo: cerco di godermelo il più possibile senza rallentare troppo, anche perché altrimenti rotolo giù dalla discesa. Magari chiudo in meno di un’ora ma con qualche osso rotto…

A fine corsa, riguardando i tempi dei primi 5 km, mi è preso uno scompenso. Mamma mia quanto sono andata lenta in salita! Però vabbè, meglio così che scoppiare al settimo km. Al quinto km c’è il ristoro, ma decido di non fermarmi. Alfredo, un altro fitbittiano di Firenze che partecipa alla corsa, mi sta praticamente facendo da pacer. Ogni tanto mi chiede come va e mi incoraggia: mi rendo conto solo ora di quanto sia stato importante il fattore psicologico. Si ferma al volo a prendere un bicchiere d’acqua anche per me, che mi porta poco dopo (e che io cerco di bere correndo, rovesciandomene metà addosso). Gli altri li ho persi, ma ci si ritroverà all’arrivo.

La discesa è un dolce sollievo per i miei polpacci brucianti, ma cerco comunque di non tirare eccessivamente, dato il mio ginocchio destro bastardo. Mi sento bene, faccio un check al volo: fiato ne ho, gambe ok, non mi fa ancora male nulla. Cavoli, sono oltre la metà! Sto tenendo anche un tempo dignitoso. Accidenti.

Sesto km. Ci inoltriamo dentro Firenze e inizio a vedere i primi “scoppiati”. Sono contenta di aver dosato le energie, anche se vorrei comunque chiudere bene la corsa. Nel frattempo io sto correndo con il bicchiere di carta dell’acqua in mano, mi scocciava buttarlo per strada. Vedo un cestino, faccio una piccola deviazione per buttarlo e Alfredo si ammazza dalle risate.

Costeggiando Palazzo Pitti si arriva al settimo chilometro, inizia ad esserci un po’ più di casino fra macchine e gente per strada. Fra l’ottavo e il nono ci sono due ponti da attraversare, cerco di capire quanto posso ancora dare sull’ultimo – e qui la scena va raccontata perché è stata tragicomica. Alfredo mi fa “siamo all’ultimo chilometro”. In lontananza vedo il segnale, ma pur avendo gli occhiali da sole graduati non ci vedo benissimo sono una talpa. Mi sembra di scorgere due cifre, quindi pensavo che fossimo ai 10 km. Strano però, mi sembrava di non aver ancora passato il nono! Forse è il caldo? Mi sa che dovevo fermarmi a prendere un po’ di sali, ma ormai è tardi. Decido di fare uno sprint, vado che è una meraviglia… E vedo meglio il numero: siamo a 9 km. Ecco perché non mi tornava.

mi do mestamente una calmata, anche perché mi manca ancora un chilometro. Allora però ne ho ancora! Me la tengo per quando si vedrà il traguardo. Costeggiamo il Duomo, il Battistero e la Torre di Giotto. Non riesco a non rallentare un pochino per godermi lo spettacolo. Ci giriamo intorno, poi c’è una curva a sinistra e dovremmo aver finito. E infatti ecco il traguardo, stavolta quello vero. Sono arrivata. Ce l’ho fatta.

Non in 60 minuti, ma poco importa. Ho corso senza mai fermarmi. Ho corso senza musica (che per me è una novità assoluta). Ho corso in una città splendida. Diamine, ho corso. Gli ultimi 500 metri li ho corsi pensando a mia nonna Caterina, che sta male con le gambe. Al ritiro pettorali abbiamo preso una maglietta anche per lei!

Taglio il traguardo e non mi sembra vero: sono sudata da fare schifo, ho il fiatone, sento le gambe pesanti. Ma porco boia che sete, soprattutto! Per circa cinque minuti giro come un’allucinata in piazza, cercando di capire dove prendere la sacca con l’acqua e i viveri, poi ci si inizia a ritrovare tutti quanti.

Dopo aver buttato giù tre bottigliette d’acqua di fila mando un messaggio ai miei: sono viva! Selfie all’arrivo, mia madre commenta che avrei potuto farne un’altra da quanto sembravo “fresca” (mi sa che tutto quel giallo fluo l’ha accecata). Mi metto la medaglietta al collo: cavoli me la sono meritata!

Com’è andata? A me bene, tu? Sì dai via avevi ragione, ho tenuto 6’11” alla fine! Adesso pronti per la mezza a dicembre eh! Ma tu invece in quanto hai chiuso? Vabbè Ale, ma te sei allenato! Cavolo hai chiuso in meno di 50 minuti? Ci tocca pagare da bere stasera! Ma hai visto la nonnina in salita che correva con la musica? Fantastica! Oh ma all’ultimo km ho corso a 5’20”! Sì, io ho detto un sacco di parolacce in salita… Oh ma che si fa, ci si cambia e si va a mangiare?

Com’è andata?

È andata che ce l’ho fatta. E che “temo” di aver appena trovato la mia nuova droga!

Quattro scoppiati a caso alla fine della corsa

 

Shally

Sabrina, detta Shally, studentessa fuorisede e aspirante interprete. Dopo il primo fitness tracker nel 2013 cambia stile di vita, interessandosi al mondo del fitness. Runner per caso, patita di sushi, avida lettrice sempre alla ricerca di qualcosa da imparare!

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