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Di Pokémon Go, di passi, di riflessioni personali

Alzi la mano chi, ai tempi d’oro, non ha giocato ai Pokémon.

Chi sta effettivamente alzando la mano sappia di avere tutta la mia compassione. I Pokémon erano – che dico, sono fighissimi. Dal cartone, al gioco di carte alle action figures: ero (sono) una grandissima fan. Ma i mega scambioni di carte a ricreazione, ma ne vogliamo parlare?! Ok, basta, la chiudo qui col momento nostalgia.

(il mio preferito era Flareon!)

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Ultimamente sta molto facendo discutere Pokémon Go, sia perché la gente è letteralmente impazzita, sia perché chi non è letteralmente impazzito ha letteralmente rotto i coglcosiddetti a forza di criticare la categoria di cui sopra. Ora a parte i casi in cui qualcuno ha rischiato di morire finendo giù da una scogliera, i casi umani che fermano l’auto in autostrada per catturare i Pokémon e affini, io vi invito a riflettere su un paio di cose.

(Spoiler alert: riflessione di natura personale, perfettamente non condivisibile e che c’entra poco o nulla con il fitness in modo diretto) In primo luogo, coloro che vogliono iniziare a snobbare a prescindere questa nuova moda possono anche smettere di leggere qui. Io ancora non ci ho giocato, a Pokémon Go, perché sono bloccata a letto per un intervento che non mi permette di camminare. Ma sono stufa dei vecchi tromboni, buonisti e leoni da tastiera che vengono a pontificare su come gli altri passano il proprio tempo libero.

E certamente giocare a Pokémon Go non aiuterà la causa dell’ISIS, non sosterrà Erdogan nel fare piazza pulita come gli pare e piace in Turchia, non guiderà la May nel formare una rosa di ministri decente né aiuterà Trump a non vincere le presidenziali negli Stati Uniti. Il mondo è già un posto abbastanza brutto così com’è, se qualcuno d’estate si diverte con un giochino sul cellulare in modo sicuro e responsabile io non ci vedo niente di male. D’altronde, i casi umani sono sempre esistiti e sempre esisteranno, gli incidenti stradali già si fanno perché la gente è al cellulare e i pazzi pronti a sparare per qualsiasi cosa esistono già.

Ma tornando a noi.

Pokémon Go. Gente che si muove. Guardiamo il lato positivo della situazione, perché io ce lo vedo e mi garba assai. Siamo troppo lesti nel ricorrere al tanto odiato (da noi per primi, quando ce lo becchiamo!) mantra “ai miei tempi…” (che poi me lo sento dire da miei coetanei o gente poco più grande di me, quando già c’erano le prime console e i primi Walkman… vabbè…). Ai tuoi tempi cosa? Ai tuoi tempi i bambini giocavano fuori con un pallone e due gessetti?

Sì, lo so, i tempi sono cambiati però, adesso per la prima volta in svariati anni lo stanno di nuovo facendoMale, chiaramente, perché spesso non si regolano nell’uso di questo gioco, e sì, attaccati a un dispositivo elettronico. Ma la gente sta uscendo di casa più spesso. Per citare David, Pokémon Go “ha fatto scoprire a molti nerd cosa sono i muscoli delle gambe”, sia adulti che bambini escono per strada a cercare i tanto conclamati mostriciattoli giapponesi… Insomma, la gente si muove. Le persone stanno muovendo il didietro per giocare, e che diamine, dobbiamo lamentarci anche di questo?

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Un utente ha camminato 10 km, postando qui (http://imgur.com/gallery/czUK3tk) questo badge ottenuto durante il gameplay.

A differenza di giochi come Just Dance o Zombies, Run!, Pokémon Go non dà un “limite orario” o una durata fissa al gameplay. Essendo anche più facile immergersi nel gioco, questo rappresenta un’arma a doppio taglio. Fondamentalmente, la gente sta impazzendo ma lo sta facendo in modo relativamente salutare, dato che macina km per catturare i pokémon. Ovviamente non quando ferma la macchina a caso o non guarda neanche dove sta mettendo i piedi, ça va sans dire.

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Il primo fine settimana (9-10 luglio) dopo il lancio di Pokémon Go (6 luglio) gli utenti Jawbone hanno fatto circa il 62,5% di passi in più, per un totale di più di 8000 passi al giorno in più. Per uno dei paesi con il maggior numero di obesi a livello mondiale, anche se in molti la ritengono una cretinata, direi che questo è eccellente.

 

Shally

Sabrina, detta Shally, studentessa fuorisede e aspirante interprete. Dopo il primo fitness tracker nel 2013 cambia stile di vita, interessandosi al mondo del fitness. Runner per caso, patita di sushi, avida lettrice sempre alla ricerca di qualcosa da imparare!

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