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Ciò che ho imparato sulle atlete olimpiche a Rio

Tutti hanno detto qualcosa sulle Olimpiadi di Rio 2016. Dal vicino di casa, al blogger, al giornalista del piccolo o grande quotidiano di turno.

Manco solo io, insomma.

Queste Olimpiadi hanno un grosso difetto: vengono trasmesse in orari che proprio non coincidono con la mia quotidianità! E quindi niente, nisba, nada. Mi tocca sapere i risultati in differita, di solito a colpi di f5 per aggiornare il browser durante la colazione o la pausa caffè.

Così mi ritrovo a leggere una miriade di articoli scritti da giornalisti competenti, e meno.

Mai come quest’anno ho avuto quindi bisogno della stampa per rimanere aggiornata su questo evento, che tira fuori quel (pochissimo) patriottismo che c’è in me.

Sono avida di immagini e descrizioni delle performance degli atleti, perché pure io voglio esibire le mie conoscenze davanti a una piadina ingurgitata in tutta fretta, in mezzo a colleghi che hanno le borse dell’Ikea sotto gli occhi, perché loro sì che le hanno viste le gare.

Ma io ho imparato lo stesso un sacco di cose, solo leggendo!

So ad esempio che attualmente l’Italia ha vinto 23 medaglie, e si aggiudica il sesto posto (su 206) tra le nazioni più medagliate.

So che  Wayde Van Niekerk, sudafricano, ha battuto il record del mondo nei 400metri, con il suo tempo di 43″03.

So che Usain Bolt e Michael Phelps hanno ancora dato prova di essere degli extra terrestri, e che tuttavia questa sarà la loro ultima olimpiade. Ritiro all’apice del successo, mica scemi.

E ancora, Elia Viviani sul suo sellino è più veloce di bip bip, e Niccolò Campriani nel tiro a segno non ha eguali.

Ho però imparato anche che:

  • Se tiri con l’arco come Guglielmo Tell ma non hai un fisico da sirena ti ricorderanno solo per essere cicciottella (fonte: QS, rivolto alla squadra italiana composta da Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia).
    cicciottelle tiro arco_articolo

 

  • Se decidi che trucco e parrucco non sono la tua strada ma preferisci seccare di legnate l’avversario la tua impresa verrà descritta come una lotta tra gattine (fonte: giornalista della BBC, descrivendo la finale di judo tra l’azzurra Odette Giuffrida e la kosovara Majlinda Kelmendi).

 

  • Se sei tre volte campione del mondo e una mossa della ginnastica artistica porta il tuo nome il commento più lusinghiero potrà essere solo un “I think she might even go higher than some of the men.” (fonte: NBC, durante l’esibizione di Simone Biles alle parallele).
    Non si è fatta attendere la risposta di Simone Biles, via Twitter

    Non si è fatta attendere la risposta di Simone Biles, via Twitter

 

  • Se sei campionessa di tiro al piattello ma sei sposata con un giocatore di football americano non meriti nemmeno di essere citata per nome e cognome (fonte: Chicago Tribune, su Twitter, riportando la vittoria della medaglia di bronzo di  Corey Cogdell-Unrein, citandola solamente come la moglie di “a Bears’ lineman”).
    Corey Cogdell-Unrein

    Il Chicago Tribune corregge in corsa il tweet

 

  • Sei mamma e addirittura vinci una medaglia d’oro? Ma chi sei, Wonder Woman? (fonte: un po’ tutti, a riguardo della medaglia d’oro di Dana Vollmer nei 100mt farfalla).

 

  • Se sei la prima ginnasta del tuo Paese a presentarsi alle Olimpiadi e arrivi ultima, è solo colpa tua. Perché con quel corpo, forse hai sbagliato disciplina (fonte: il web più becero, su Alexa Moreno, ginnasta messicana, che, per la cronaca, pesa 45kg).Alexa Moreno

E vi assicuro che ho fatto una cernita di quello che mi è capitato di leggere.

Quindi mi chiedo: possibile che le migliori atlete sul pianeta si debbano sentire sminuite o addirittura prese in giro per il loro aspetto fisico?
Se niente è passabile a loro, come possiamo abbattere stereotipi noi, che al massimo ogni tanto andiamo in palestra per avere uno specchio che non ci guardi storto?

Un evento mediatico sprecato. Un giornalismo dilettante e offensivo.

Il messaggio è stato uno solo:

se sei donna, puoi avere al collo quante medaglie vuoi, ma dovrai sempre ringraziare qualcun altro, o ritenerti fortunata, per essere arrivata dove sei.

Ed è preoccupante che quest’idea arrivi non solo da giornalisti mediocri, ma anche dal web, dove è spesso troppo facile fare i ‘leoni da tastiera’.

Nel 2016 è forse il caso che iniziamo a fare un cambio di tendenza. Si potrebbe iniziare scrivendo sempre il nome dell’atleta di cui si sta parlando, ad esempio.
E finendo combattendo l’idea che il fisico dell’atleta deve avere certi canoni. Non è un concorso di bellezza, né una passerella di moda. Un corpo atletico può avere qualsiasi forma.

Howard Schatz

Dal libro “Athlete” del fotografo Howard Schatz

I giochi olimpici sono la prova che superare i propri limiti è possibile per chiunque, indipendentemente dall’età, dalla nazionalità, dal fisico e dal sesso. Dovrebbero spronare le persone che li guardano a muoversi di più, in un mondo dove obesità e sedentarietà sono in continua crescita.

Le Olimpiadi di Rio per me hanno fallito, ma non mi arrendo. Esempi come quelli citati sopra vanno commentati e condannati. Nascondono pregiudizi, atti di bullismo e sessismo. Non bisogna far passare atti di violenza verbale come vezzi giornalistici, o sfoghi del social-patico di turno.

Mi piace sognare, e spero tra 4 anni di vedere le nazioni partecipanti essere rappresentate con orgoglio da tutti i suoi atleti, nessuno escluso.

 

P.S: Io comunque non offenderei così a cuor leggero qualcuna che con una mossa di Judo ti stende, o che con una freccia riesce a mirare esattamente alle chiappe anche a distanza..così, giusto per prudenza!

SabrinaF

Dal 2013 ha sviluppato un forte interesse per il mondo del fitness e trae il massimo dei benefici dagli allenamenti casalinghi. La tecnologia le permette di affrontare sempre nuove sfide, ma anche di monitorare i suoi progressi.Il suo motto: “Perché le cose o si fanno bene, o non si fanno” ;)

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